Avviamento – Significato e Definizione

Per i nostalgici, e per chi gli anni cinquanta li ha vissuti non soltanto attraverso i racconti dei nonni come chi vi sta scrivendo dalle pagine di questo blog, la parola “avviamento” rimanda a quelle scuole professionali che, fino al 1965, permettevano a chi aveva conseguito la licenza elementare di continuare gli studi ottenendo una formazione utile all’inserimento nel mondo del lavoro… ma ai giorni nostri la parola ha acquistato un significato diverso ( e non sto parlando del codice di avviamento postale!!)

In economia aziendale il significato di avviamento è la differenza positiva fra il valore economico di un’azienda e il suo capitale iscritto in bilancio.

In parole povere è la capacità di un’azienda a produrre nuova ricchezza. L’avviamento non è un bene a se stante, ma una qualità dell’azienda e non può essere trasferito separatamente dall’azienda stessa. Incide quindi sul prezzo di cessione.

L’avviamento di un’azienda può essere

Soggettivo: quando dipende soprattutto dalle qualità personali dell’imprenditore (nel caso di un negozio);
Oggettivo: quando dipende dall’organizzazione e dalla qualità dei beni aziendali e si trasferisce in modo automatico con il trasferimento dell’azienda

Cambiale Insoluta – Cosa Fare

Quando abbiamo a che fare con una cambiale non pagata, abbiamo in mano un titolo esecutivo insoluto. Ovvero abbiamo in mano un documento che ha la medesima efficacia di una sentenza di un giudice. Oggi vi spiegherò come comportarvi nel caso non riceviate il pagamento di una cambiale nella quale voi siete il beneficiario.

Ciò che vi spiegherò successivamente vale sia per pagherò che per cambiali tratte. Il primo passo da fare è quella di effettuare un atto di protesto, ovvero la solenne constatazione effettuata da un pubblico ufficiale del mancato pagamento della cambiale. Esso ricordate che deve essere fatto entro e non oltre 2 giorni lavorativi successivi alla scadenza della cambiale. Per dettagli è possibile vedere questa guida sul protesto di una cambiale.

Nel caso l’atto di protesto dia un esito negativo, in quel caso bisogna intraprendere delle azioni cambiarie. Esse sono dei procedimenti per via legale che vengono fatte sia verso l’emittente del pagherò, l’accettante della tratta e loro eventuali avvallanti: azioni cambiarie verso obbligati principali. Oppure verso giranti, traenti e loro eventuali avvallanti: in caso di azioni cambiarie verso obbligati di regresso. Per effettuare l’azione cambiaria è necessario rivolgersi a un legale.

Queste azioni cambiarie, avranno un termine con la vendita dei beni pignorati del debitore sino a raggiungere la cifra necessario per rimborsare il beneficiario della cambiale insoluta. Questa vendita è preceduta, in ordine cronologico, da: atto di precetto ovvero intimazione di pagare, pignoramento ovvero quando l’ufficiale dispone quali beni andranno venduti e infine appunto il pignoramento.

Questa guida può essere presa come una infarinatura sul procedimento che andrà fatto nel caso di una cambiale insoluta. Mentre, è mirata a scopo teorico e didattico, in quanto riassume in tre semplici passi in maniera riassuntivo e allo stesso tempo completa un procedimento molto lungo e complesso.

Cosa Bisogna Sapere sulle Carte di Credito Revolver

Revolving o revolver? Ecco il dilemma di tanti consumatori incuriositi da questa “nuova” arrivata tra le carte di credito . Di certo ne avrete sentito parlare perché la crisi economica che ha attraversato gli ultimi anni facendo arrivare a fatica molti italiani alla fine del mese, ha aiutato l’entrata di questo tipo di carte all’interno del nostro sistema bancario.

Ma di cosa si tratta? Dal punto di vista estetico si tratta di una smart card, identica alle comuni carte di credito ma economicamente parlando queste carte fanno parte del cosiddetto credito al consumo, perciò si tratta di un vero e proprio prestito, con tanto di interessi da pagare.

Le carte revolving permettono di usufruire di una determinata somma di denaro per fare acquisti o prelievi in contante rimborsabili in “comode” rate: dalla spesa al supermercato al pieno di benzina, attraverso queste carte si compra di tutto, è importante però stare attenti a costi e commissioni che spesso sono al di sopra delle nostre aspettative.

La differenza rispetto ad una carta di credito tradizionale è che il pagamento non avviene subito all’acquisto della carta ma dopo un periodo di tempo stipulato in fase di contratto.

Quindi si compra subito ma si paga dopo con l’obbligo di saldare il debito con un tasso d’interesse che allo stato attuale è a due cifre e che può anche raggiungere il 20% annuo per alcune tipologie di carta. Inoltre non è sempre facile intuire il costo complessivo a carico del consumatore, perché ci sono una serie di voci e sigle alla quali occorre prestare molta attenzione!

Quali sono gli indicatori ai quali prestare maggiore attenzione se vogliamo una carta di credito revolving? Quando richiedete una carta di credito vi verrà chiesto di sottoscrivere un contratto: fate molta attenzione a tutte le sue voci, ma in special modo al Tasso anno nominale (Tan) e al Tasso annuo effettivo globale (Taeg).

Secondo la normativa vigente il contratto per una carta di credito deve contenere quanto segue:

tasso di interesse;
altri prezzi e condizioni praticati, compresi eventuali oneri di mora;
importo e modalità di finanziamento;
tasso annuo effettivo globale (TAEG);
dettaglio delle condizioni analitiche per eventuale modifica Taeg;
importo e causale degli oneri esclusi dal calcolo del TAEG;
eventuali coperture assicurative richieste e non incluse nel calcolo del TAEG.
Se qualcosa non vi è chiara chiedete alla vostra banca tutte le informazioni necessarie prima di firmare, è un vostro diritto

Come Affrontare l’internazionalizzazione dei Mercati

Per gestire processi di internazionalizzazione non esistono ricette generalizzabili. Tuttavia è possibile delineare un percorso metodologico che può aiutare i vertici dell’azienda nella difficile decisione di crescita al di fuori del mercato nazionale. Fondamentale è predisporre un business plan che contenga gli obiettivi che l’impresa intende perseguire nel nuovo mercato: dalla modalità di ingresso (acquisizione, joint venture, crescita organica etc) agli obiettivi che il gruppo intente raggiungere nel medio periodo, in termini di fatturato, margini e punto di pareggio (break even point). In primo luogo è necessario conoscere molto bene lo Stato in cui si vuole entrare: bisogna comprendere e valutatare la rischiosità del Paese, la vicinanza/distanza culturale e le regole che lo governano. L’analisi di mercato è fondamentale per permettere all’imprenditore di scoprire quali sono i Paesi più attrattivi e a maggior potenzialità di crescita, ovviamente tenendo sempre in considerazione il proprio raggio d’attività.

Risulta essere essenziale, infatti, monitorare il livello delle barriere d’ingresso, la dimensione di crescita della domanda, il livello di competizione, l’andamento dei prezzi, la sensibilità del consumatore e le potenzialità di crescita future. Ma questo non è sufficiente. Bisogna, infatti, avere anche una buona conoscenza degli interlocutori e dei partner con cui si opera: sia dei fornitori sia dei clienti. A questo punto, quando si è deciso il Paese estero in cui fare il primo passo e dopo avere predisposto il piano industriale e avere preso i primi contatti con i vari operatori, arriva un momento molto delicato: quello della stipula del contratto di compravendita, dove è necessario prestare molta attenzione alle forme di pagamento, soprattutto ai dettagli. Per non trovarsi in difficoltà, occorre tutelarsi al massimo per ridurre il rischio di insolvenza.

Secondo la Commissione Europea, infatti, le compagnie europee perdono circa il 2,6% del loro fatturato annuo a causa di crediti inesigibili. E se il pagamento avviene in valuta straniera, l’impresa dovrebbe pensare anche a predisporre degli strumenti che la coprano dal rischio cambio.

Insomma, ampiare il proprio raggio d’azione oltre i confini nazionali è un momento molto delicato nella vita di una impresa e deve essere programmato e definito nei minimi dettagli. L’internazionalizzazione, infatti, rappresenta una mossa imprescindibile per la crescita di un’azienda, visto il contesto in cui viviamo, ma dev’essere gestita con estrema attenzione per evitare che l’ingresso di una impresa in un nuovo mercato, al posto che essere un fattore di crescita per l’intero gruppo, possa trasformarsi in una mossa sbagliata che rischia di compromettere la stabilità dell’impresa stessa.

Quanto Costa una Casa

Vediamo quali sono i costi (sommersi e non) per l’acquisto di una casa attraverso un mutuo. L’elenco è lungo e articolato.

Costi che si sostengono nel momento dell’acquisto: si inizia dalle imposte (10% seconda casa), ipoteca (media 2%). Se desidero poi affittare l’immobile dovrò pagare il 2% del canone annuo. Ci sono poi da aggiungere i costi dell’agenzia immobiliare (tra il 2 e il 4%) e gli oneri notarili (che variano da 2.480 a 3800 euro + IVA, più tassa di archivio e bolli).

Costi successivi all’acquisto: IMU (sulle seconde case che varia a seconda del comune), eventuale IRPEF (che dipende dal reddito complessivo), costi di mantenimento dell’immobile (spesi di amministrazione ordinarie e straordinarie, eventuali spese di assicurazione). Inoltre bisogna aggiungere tutti i costi derivanti dal degrado degli immobili. Quindi costi per ristrutturazioni e manutenzione.
Bisogna poi considerare i rischi che non sono pochi.

Il primo è il potenziale rischio mercato (quello che stiamo vivendo adesso). cioè di comprare a prezzi troppo alti.

Poi ci sono i rischi legati alla qualità del bene (terremoti, incendi, alluvioni, ecc), i rischi di vicinato e quartiere (quanti si sono visti cambiare il contesto intorno al loro appartamento), nuove politiche legate al territorio (es: nuovo condominio che oscura la vista, modifiche alla viabilità, ecc.). Rischi legati a modifiche del catasto o nuovi leggi che reintroducono costi di varia natura. Rischi locativi con tutti i problemi legati alla discesa degli affitti oppure, peggio ancora, a un inquilino moroso (solo avviare una procedura di sfratto costa tra i 1500 e i 3000 €) e quindi alla possibilità di rientrare in possesso dell’appartamento (solo in Lombardia oltre un terzo delle domande di sfratto sono state eseguite con l’ausilio di un ufficiale giudiziario). Per continuare poi con i rischi legati alla difficoltà di liquidare l’investimento (vendere bene quando servono i soldi). Molti si dimenticano spesso questo aspetto che invece è fondamentale.

Occorre quindi valutare molto bene l’acquisto di un immobile e verificare nel dettaglio tutti i costi e i rischi a esso connessi.

Il calo del valore degli immobili non è infatti facilmente percepibile a differenza delle perdite in borsa che sono immediatamente visibili. C’è poi da aggiungere l’aspetto psicologico legato al fatto che normalmente non è facile vendere un appartamento in perdita prendendo meno soldi di quanti si è pagato. In questi casi si provano prima tutte le strade alternative peggiorando certe volte la situazione. E allora cosa fare? Dipende da tanti fattori ma sicuramente, se non servono i soldi nel breve periodo e si ragiona in un’ottica di medio-lungo come capita quasi sempre quando si pensa di acquistare una casa, il mercato azionario può offrire interessantissime opportunità.