Come Comprare in Modo Sicuro in Rete

In questa guida esporrò alcune alcuni passi da seguire per cercare di evitare truffe in rete. Nell’ultimo periodo si è diffuso molto l’utilizzo dei vari ecommerce per acquistare e vendere sia oggetti usati che nuovi cercando di risparmiare qualcosina sul prezzo in negozio, ma state attenti.

Come prima cosa colleghiamoci ad uno dei portali di compravendita online. Cerchiamo l’oggetto di nostro interesse nell’apposita barra delle ricerche che ognuno di questi siti mette a disposizione. Vi si presenterà una lista di solito ordinata per data ed ora di immissione dell’oggetto che state cercando.

Come prima regola fondamentale vi è quella sondare il terreno per capire il prezzo di mercato dell’oggetto a cui si è interessati: non solo il prezzo del nuovo ma anche quello dell’usato, magari sui mercatini dei forum cercando su Google. Monitorate gli annunci apparsi da qualche tempo a questa parte.

Nella scelta dell’utente da contattare evitate innanzitutto coloro che propongono oggetti ad un prezzo troppo basso rispetto al prezzo medio di mercato che avete calcolato (magari spacciando anche per nuovo e funzionante quel particolare oggetto). Una volta individuato l’oggetto e l’utente di vostro interesse contattatelo tramite mail o cellulare se disponibile.

Nel rapporto col venditore valutate la sua disponibilità a fornirvi quante più informazioni possibili e cercate di chiedergli cose da verificare in quel momento stesso: ad esempio chiedetegli di avere delle foto dell’oggetto con un foglio col vostro nome scritto sopra. Passata questa prova se siete convinti della bontà del venditore, chiedetegli come intende essere pagato. Evitate assolutamente pagamenti non sicuri come ad esempio ricarica Postepay, ma piuttosto proponetegli pagamento in contrassegno o bonifico bancario, oppure tramite paypal che in caso di truffa può essere facilmente contestato.

Cosa Sono i Boc e i Bor

Tra i titoli pubblici di finanza straordinaria ci sono i BOC (Buoni Ordinari Comunali), i BOP (Buoni Ordinari Provinciali) e i BOR (Buoni Ordinari Regionali). Sono stati istituiti nel 1995 come titoli del debito pubblico italiano dei Comuni, delle Province, delle Regioni. Sono destinati esclusivamente al finanziamento degli investimenti pubblici, in particolare alla realizzazione di opere pubbliche, ma non alla copertura delle spese correnti.

Con la giustificazione, più o meno convincente, che Regioni, Province e Comuni ricevono sempre meno trasferimenti di denaro da Roma, negli anni passati è stata data anche a loro la possibilità di emettere obbligazioni per finanziarsi.
Finora i sottoscrittori di queste obbligazioni sono stati, non gli investitori privati, ma le grandi istituzioni finanziarie, italiane ed estere. E’ questo un sistema facile che consente agli enti locali di collocare le obbligazioni in tempi molto brevi.

Alcune istituzioni destinatarie dei titoli degli enti locali (le banche in particolare) possono, a loro volta, vendere ai propri clienti le obbligazioni che hanno in portafoglio (ma non è una prassi molto seguita). Alcune di queste emissioni sono quotate al listino di Borsa, sul circuito Mot (Mercato Obbligazionario Telematico), ma il loro grado di liquidità è molto modesto e, di conseguenza, sono scarsi gli scambi effettuati ogni giorno.

I Buoni degli enti locali hanno una struttura diversa rispetto ai titoli di Stato. La differenza è nel sistema di rimborso, che non avviene in un’unica soluzione alla scadenza come per i titoli di Stato, ma frazionato, ad ogno stacco della cedola. Per cui gli investitori incassano, ad ogni singola scadenza, una cifra comprendente gli interessi e una quota parte del capitale investito.

La durata di queste emissioni è in genere compresa tra cinque e i venti anni. A sancire la loro nascita è stata la legge 23/12/94 n. 724 ed il successivo regolamento attuativo emanato il 29 gennaio 1996 dal Ministero del Tesoro. Il rendimento a scadenza è superiore di circa un punto percentuale a quello dei titoli di Stato. Il tasso a scadenza però è subordinato al reinvestimento, ad ogni stacco della cedola, sia degli interessi che della quota di capitale rimborsato, per evitare che i presupposti di rendimento vengano disattesi. Il loro rendimento è soggetto ad una ritenuta fiscale del 12.50%.

Considerazione personale: La resa dopo vent’anni è discreta, però, indipendentemente dalla loro bontà, cè da fidarsi a prestare soldi agli enti locali, come ad un Comune che, per esempio, non riesce a gestire l’emergenza rifiuti? Con tutto quello che già versiamo con gabelle e addizionali, presteremmo davvero i soldi alle nostre città, anzi a chi gestisce le nostre città? Questo è un Paese dove è diventato difficile anche sincronizzare i semafori e riempire le buche per strada.

Investire in Btp – Convenienza

Continuano i problemi finanziari in Europa e ci si chiede se conviene investire in Btp. I numeri dell’Agenzia di Rating Fitch sono impietosi e preludono ad una situazione quantomeno preoccupante. In meno di un anno, i titoli di Stato italiani posseduti da investitori stranieri sono passati dal 50% al 32% del totale, mentre i Bonos spagnoli sono solo per il 40% detenuti da stranieri, contro un 60% di inizio anno.

Risparmiatori e istituzionali stranieri, quindi, sono in fuga dai nostri BoT e BTp: evidentemente non si fidano più così tanto della tenuta del nostro debito e investire in Btp rappresenta per loro un grosso rischio. E la situazione sembra essere destinata al peggioramento, se è vero che la stessa Fitch avverte che lo scenario sarebbe caratterizzato da una ulteriore riduzione della quota di debito italiano nelle mani di stranieri, sia per via delle

criticità sulla nostra crescita, sia per la scarsa propensione generale al rischio. E dire che l’analisi dell’agenzia non ha tenuto conto di quanto sta accadendo proprio in queste settimane, che vedono il ritorno alla grande paura di un crac europeo in conseguenza del caos di Atene e delle difficoltà finanziarie spagnole.

Lo spread, cioè la differenza tra il rendimento dei Bund tedeschi e Btp decennali italiani, è nuovamente salito, superando la soglia dei 460 punti base, mentre tra titoli spagnoli e quelli tedeschi tale divario è 50 punti. Investire in BTp con scadenza decennale rende oltre il 6%.
Ma anche lo spread Oat francesi-Bund tedeschi è sul decennale a quota 140 punti, a dimostrazione del clima teso che si registra sui mercati finanziari. Ormai i titoli tedeschi a dieci anni rendono l’1,3%, mentre quelli a 30 anni meno del 2%. Basti pensare che i nostri BoT a sei mesi hanno registrato all’asta di questo lunedì un rendimento di oltre il 2%. Asta dopo asta, i rendimenti italiani, che pure erano scesi tra gennaio e metà marzo, stanno rialzando la china e si stanno riportando ai livelli di fine 2011, quando il mercato determinò persino la caduta del governo.

La conferma delle difficoltà del Tesoro italiano arrivano anche dall’asta del 29 scorso dei nostri Btp a 10 anni e a 5 anni, collocati complessivamente per 6,25 miliardi. I primi sono stati piazzati a un rendimento del 5,66% dal precedente 4,85%, mentre i decennali al tasso del 6,03% contro il precedente 5,84%.
La curva dei rendimenti nel tratto medio-lungo, quindi, si è riappiattita, come era avvenuto tra lo scorso ottobre e inizio dicembre.

Un segnale negativo, ma che non fa scendere la nostra fiducia sulla ripresa dell’Italia.
Per cui, per i risparmiatori, investire in Btp adesso (come suggerimmo mesi fa), a questi tassi, riteniamo sia una opportunità da non perdere.

Cosa Sono i Bot

L’obbligazione (in inglese bond) è un titolo di debito emesso da società (comprese le banche) o enti pubblici, per reperire liquidità. Chi emette obbligazioni è debitore verso colui che sottoscrive il prestito obbligazionario, il quale ha diritto, alla scadenza, al rimborso del capitale più un interesse. Gli interessi possono anche essere liquidati periodicamente. L’interesse liquidato periodicamente è detto cedola perchè in passato, per riscuoterlo, si doveva staccare il tagliando numerato unito al certificato che rappresentava l’obbligazione.

L’obbligazione zero-coupon (zero-coupon bond) è un’obbligazione il cui interesse è dato dalla differenza tra la somma che l’investitore riceve alla scadenza e la somma che versa al momento della sottoscrizione. Il termine zero-coupon deriva dal fatto che il pagamento finale degli interessi avveniva, quando esisteva il cartaceo, senza tagliando. L’esempio tipico di un’obbligazione zero-coupon è il BOT (Buono Ordinario del Tesoro), titolo senza cedola, a breve termine, di durata 3, 6 e 12 mesi, emesso dal Governo italiano, attraverso il Ministero del Tesoro, per finanziare il debito pubblico, cioè per provvedere alla copertura del fabbisogno delle casse dello Stato.

L’investitore, sottoscrivendo un BOT concede un prestito allo Stato, il quale si impegna a restituire alla scadenza, il capitale più un interesse. I BOT sono titoli emessi a sconto, cioè sotto la pari, e rimborsati alla pari, in unica soluzione a scadenza. Il rendimento è rappresentato dalla differenza tra il prezzo di rimborso e quello di sottoscrizione. A differenza degli altri titoli di Stato, la ritenuta fiscale del 12,50% sugli interessi si paga immediatamente al momento della sottoscrizione come maggiorazione del prezzo di acquisto. Sul rendimento influiscono, oltre alla ritenuta, anche le spese bancarie.
Nati alla fine degli anni ”70, i BOT sono stati per decenni una delle forme di risparmio più amate dagli investitori italiani, quando garantivano anche rendimenti a due cifre, ma da un pò la situazione è molto cambiata. Il crollo dei rendimenti (evento positivo che si inserisce nel processo di risanamento della finanza pubblica italiana, e che ci ha consentito di entrare da subito nell’Unione monetaria europea), ha infatti portato ad una ricomposizione dei portafogli di investimento delle famiglie italiane a favore del risparmio gestito e delle azioni.

I BOT offrono dei vantaggi
– Sono titoli estremamente semplici nel loro meccanismo. Si paga una certa cifra e, a scadenza, se ne ottiene una maggiore, senza cedole né altre complicazioni;
– Hanno breve durata, di 3, 6 e 12 mesi. Dal 2000 sono comparsi anche i BOT con scadenze diverse (267, 60, 29 giorni, ecc.), detti flessibili. Si tratta di BOT esattamente come tutti gli altri, ma con durata anomala, le cui emissioni sono fissate dal Tesoro senza rispettare il calendario d’asta prestabilito, come invece avviene per gli altri BOT con scadenze tradizionali (metà e fine mese);
– Sono facilmente liquidabili prima della scadenza;
– Non presentano rischi, se non il fallimento dello Stato italiano;

Molto interessante.

Avviamento – Significato e Definizione

Per i nostalgici, e per chi gli anni cinquanta li ha vissuti non soltanto attraverso i racconti dei nonni come chi vi sta scrivendo dalle pagine di questo blog, la parola “avviamento” rimanda a quelle scuole professionali che, fino al 1965, permettevano a chi aveva conseguito la licenza elementare di continuare gli studi ottenendo una formazione utile all’inserimento nel mondo del lavoro… ma ai giorni nostri la parola ha acquistato un significato diverso ( e non sto parlando del codice di avviamento postale!!)

In economia aziendale il significato di avviamento è la differenza positiva fra il valore economico di un’azienda e il suo capitale iscritto in bilancio.

In parole povere è la capacità di un’azienda a produrre nuova ricchezza. L’avviamento non è un bene a se stante, ma una qualità dell’azienda e non può essere trasferito separatamente dall’azienda stessa. Incide quindi sul prezzo di cessione.

L’avviamento di un’azienda può essere

Soggettivo: quando dipende soprattutto dalle qualità personali dell’imprenditore (nel caso di un negozio);
Oggettivo: quando dipende dall’organizzazione e dalla qualità dei beni aziendali e si trasferisce in modo automatico con il trasferimento dell’azienda