Come Utilizzare un Assegno Circolare

Quando si devono effettuare pagamenti con elevate somme di denaro, che quindi è meglio non portare nel portafoglio, possiamo avvalerci di un importante strumento bancario che è l’assegno circolare.

A differenza dell’assegno bancario, che può anche essere scoperto, l’assegno circolare si basa su un deposito sicuro effettuato da chi ha richiesto l’assegno. In pratica si va in banca, si versano dei soldi, e questa vi da in cambio un assegno, relativo alla somma che avete versato.

La persona che deve riscuotere la somma pattuita deve quindi recarsi in banca, una qualsiasi filiale di quella che ha emesso l’assegno, e presentare un documento di identità e il codice fiscale insieme naturalmente all’assegno che è nominale e non trasferibile. La procedura è spiegata più nel dettaglio in questa guida sull’assegno circolare.

A differenza quindi dell’assegno bancario, l’assegno circolare si basa sul fatto che non è trasferibile e che chi lo richiede deve avere pronta sul posto la somma in denaro contante che vuole scambiare con l’assegno. La comodità nell’utilizzo dell’assegno circolare è infatti dettata dal fatto che non può essere rubato come le normali banconote.

Questo tipo di assegno è spesso usato per comprare immobili, auto, o pagare stipendi, in pratica per tutte quelle cose in cui occorre una notevole somma di denaro che certo non è il caso di portare in tasca. Inoltre è un mezzo di pagamento ben accetto da tutti, perchè è rapido è sicuro, non soggetto ne a frodi ne ha esperienze sgradevoli.

Il metodo di pagamento con assegno circolare è poi tracciato, come i pagamenti con bancomat e carta di credito, ed è quindi rintracciabile dalle autorità competenti. I malandrini non potranno così commettere illeciti facendo circolare questo metodo di pagamento.

Risulta essere senza dubbio richiesto e valorizzato, come lo è anche la moneta elettronica, sia dalle banche che dalle istituzioni, perchè crea meno confusione e c’è meno pericolo che i falsari ci mettano lo zampino. Sostituire tutta la moneta cartacea in titoli e moneta elettronica è infatti uno degli obiettivi che i governi si prefiggono.

Convenienza dell’Estinzione Anticipata di un Mutuo

Chi ha a disposizione della liquidità ed è alle prese con un mutuo casa, può considerare un investimento anche l’estinzione anticipata dell’intero capitale mutuato (o di parte di esso). Va infatti ricordato che, in base all’art. 38 e seguenti del decreto legislativo 385/93, il Testo unico bancario, il mutuatario ha la possibilità di restituire il mutuo anticipatamente, smettendo quindi di pagare gli interessi. Questo avviene con la restituzione del capitale residuo, cioè ancora dovuto (la somma si desume dal piano di ammortamento).
Il primo passo da compiere consiste nel chiedere alla banca il piano di ammortamento aggiornato con la situazione delle rate, il capitale versato, quello ancora da rimborsare (capitale residuo) e la quota interessi residua.

Dal piano di ammortamento si calcolano le mancate uscite che si otterrebbero rimborsando anticipatamente una parte o tutto il capitale residuo. La convenienza del rimborso è data dalla differenza tra la somma delle rate che non si pagherebbero e il capitale residuo anticipato.
Alla penale di estinzione anticipata, se dovuta, va aggiunta la perdita delle detrazioni fiscali sulla quota interessi che rimane da pagare. Detrazioni che hanno un tetto massimo di 4.000 euro.
Prima del 2007 la legge prevedeva che in caso di estinzione anticipata parziale o totale, la banca, se previsto dal contratto, potesse richiedere un compenso (penale o commissione) al mutuatario, in percentule sul capitale residuo. Con la legge 40 del 2007, questa penale è ora vietata o, per i contratti di mutuo firmati prima della legge 40, ridotta.

Più in dettaglio
la penale di estinzione anticipata è vietata su tutti i nuovi contratti di mutuo sottoscritti a partire dal 2 febbraio 2007 da persone fisiche, per la prima casa o per attività economiche e professionali;
la penale di estinzione anticipata deve essere ridotta per i mutui preesistenti, così come stabilito dall’accordo siglato il 2 maggio 2007 dall’Abi e dalle associazioni dei consumatori;
alle banche è vietato sostituire la penale di estinzione anticipata con altre forme di costi o di commissioni.

Una volta il contratto di mutuo era come il matrimonio, cioè indissolubile. Una volta firmato, il mutuatario era legato alla banca per sempre (o quasi), perchè l’estinzione anticipata di un mutuo era un vero salasso economico. Ora non è più così.

Come Investire in Btp a Lungo Termine

La situazione di tensione per i timori sulla tenuta del debito pubblico del nostro Paese ha avuto come conseguenza l’aumento dello spread tra bund tedeschi e Btp decennali, arrivato a toccare addirittura i 600 punti base (ieri ha registrato 454 punti). I rendimenti dei Btp arrivano anche al 7% circa e sono i più alti in Europa, ad esclusione di quelli della Grecia.
Cosa significa tutto questo? Vuol dire che il mercato teme un default dello Stato italiano, e la conseguenza è che i prezzi dei Btp si sono abbassati in previsione di un rimborso del capitale ai risparmiatori.

Cosa succederebbe in caso di fallimento dell’Italia? Quando fallisce uno Stato, questi si trova nella condizione di dover rimborsare i propri debiti (i titoli di Stato emessi) ai risparmiatori. L’entità dei rimborsi è una incognita. E’ chiaro che non verrà restituito tutto il capitale investito dai risparmiatori, ma una parte di esso. L’Argentina, per esempio, rimborsò soltanto il 30% del valore nominale delle sue obbligazioni, ma ci sono state nazioni andate in default (Russia, Ecuador, Lituania e altre) che in media hanno liquidato ai risparmiatori il 30%. Così potrebbe succedere anche in Italia.

Oggi tutti consigliano di comprare Btp a breve termine. Cosa succede invece se compriamo un Btp a lunga scadenza?
Facciamo in proposito alcune considerazioni nella ipotesi di investimento su un titolo che oggi presenta un prezzo molto interessante. Si tratta del Btp 4% 01/02/37 che ha un rendimento da qui a 25 anni di oltre il 6% netto annuo, in considerazione del suo prezzo attuale che è di 69,75.Supponendo di investire nel Btp 40.000 euro di valore nominale, lo paghiamo subito 69,75, cioè versiamo 27.900 euro. Incasseremo poi una cedola del 4% lordo ogni anno ed alla scadenza ci verrà rimborsato il valore nominale, cioè 40.000 euro. Quindi il guadagno sarà dato dalla differenza tra il capitale finale e quello versato inizialmente (40.000 – 27.900 = 12.100 euro) e dagli interessi incassati negli anni. Tutto questo se l’investimento fosse portato regolarmente a termine, ma in pratica 25 anni sono lunghi e molto probabilmente il Btp lo venderemmo sul mercato molto prima.
Una volta acquistato il titolo, in che modo possiamo operare?

Considerando la situazione attuale possiamo esaminare due scenari
Italia in default. Sembra un paradosso ma, in caso di fallimento, i titoli di Stato meno rischiosi sono quelli con scadenza più lunga. Infatti i rendimenti dei Btp a breve scadenza (2 anni) e quelli lunghi sono più o meno uguali, ma i prezzi di quelli a lungo termine sono più bassi. In caso di default la percentuale di rimborso da parte dello Stato ai risparmiatori sarebbe probabilmente la stessa. Nel nostro caso l’Italia quasi sicuramente rimborserebbe il 70% del valore nominale, cioè quello che abbiamo versato per l’acquisto. Per cui la perdita sarebbe limitata o nulla.
L’Italia risolve i suoi problemi. Se ne avvantaggiano i Btp a lungo termine, perchè si abbassano i tassi e si alzano i prezzi in modo molto più consistente rispetto ai Btp a breve scadenza. Per cui, se il prezzo del nostro Btp arriva, per ipotesi a 80, possiamo optare per due soluzioni, entrambe vantaggiose.

Se puntiamo a rimanere sul breve, possiamo vendere[*] i Btp e incassare i guadagni in conto capitale (40.000 x 80% = 32.000 euro). Il nostro guadagno sarebbe di 4.100 euro (32.000 – 27.900), più le eventuali cedole incassate (4% lordo, cioè il 3,50% netto annuo).
La seconda soluzione è quella di mantenere il Btp e garantirci un buon rendimento per un certo numero di anni.

Ipoteca e Mutuo Casa

Quando una banca concede un mutuo per l’acquisto della casa, viene richiesta al mutuatario l’iscrizione contestuale dell’ipoteca sulla casa stessa. L’ipoteca è una garanzia reale (cioè sul bene) che la banca richiede per tutelarsi dal rischio che il cliente non paghi le rate del mutuo. Chiaramente si deve trattare di una impossibilità permanente, perchè oggi esistono mutui che permettono anche di saltare la rata, oppure ridurla.

L’iscrizione dell’ipoteca avviene per atto pubblico tramite il notaio, e viene registrata nella Conservatoria dei Registri Immobiliari del territorio in cui è ubicato l’immobile. Ha un costo che deve aggiungersi a quello dell’istruttoria aperta con la banca per la pratica del mutuo. Si chiama ipoteca volontaria in quanto è l’acquirente stesso che ne fa richiesta per il rilascio del prestito da parte della banca. L’ipoteca viene iscritta sullo stesso immobile oggetto del mutuo per un valore superiore al finanziamento stesso (dal 150% al 300%), in modo da coprire non solo il mutuo erogato, ma anche gli interessi previsti, gli eventuali interessi di mora in caso di ritardo o mancato pagamento delle rate, i costi sostenuti (fisco, notaio, indagini sulla solvibilità, ecc.), le spese di giudizio per recuperare quanto dovuto in caso di morosità e le polizze di assicurazione previste.
I
n genere la banca fa un’ipoteca di primo grado. Questo significa che, in caso di vendita forzata dell’immobile, la banca avrà diritto di prelazione su ogni altro creditore perchè appunto ha il “primo diritto” tra tutti.
L’ipoteca ha il diritto di sequela, cioè segue il bene su cui grava anche quando esso cambia proprietario.
L’estinzione è automatica dopo 20 anni dalla sua costituzione, ma se il mutuo dura di più occorre rinnovarla (per altri 20 anni); qualora si voglia vendere l’immobile prima della prescrizione ventennale dell’ipoteca, occorre chiedere alla banca l’assenso alla cancellazione.

La banca concede il mutuo casa e accetta la garanzia ipotecaria solo se l’immobile rispetta precise caratteristiche, che si possono riassumere principalmente in 2 punti
– La categoria catastale. Nel caso dei mutui a privati è richiesto che l’immobile in garanzia sia un’abitazione di nome e di fatto. Di nome nel senso che deve risultare accatastata. La categoria attribuita presso il catasto, dovrà essere la “A”, quella prevista per le abitazioni. Di fatto perchè l’immobile dovrà essere utilizzabile come abitazione.
– La commerciabilità. L’immobile deve essere commerciabile, deve cioè essere ubicato in zona interessante e potersi piazzare facilmente sul mercato.

Molto interessante.

Come Comprare in Modo Sicuro in Rete

In questa guida esporrò alcune alcuni passi da seguire per cercare di evitare truffe in rete. Nell’ultimo periodo si è diffuso molto l’utilizzo dei vari ecommerce per acquistare e vendere sia oggetti usati che nuovi cercando di risparmiare qualcosina sul prezzo in negozio, ma state attenti.

Come prima cosa colleghiamoci ad uno dei portali di compravendita online. Cerchiamo l’oggetto di nostro interesse nell’apposita barra delle ricerche che ognuno di questi siti mette a disposizione. Vi si presenterà una lista di solito ordinata per data ed ora di immissione dell’oggetto che state cercando.

Come prima regola fondamentale vi è quella sondare il terreno per capire il prezzo di mercato dell’oggetto a cui si è interessati: non solo il prezzo del nuovo ma anche quello dell’usato, magari sui mercatini dei forum cercando su Google. Monitorate gli annunci apparsi da qualche tempo a questa parte.

Nella scelta dell’utente da contattare evitate innanzitutto coloro che propongono oggetti ad un prezzo troppo basso rispetto al prezzo medio di mercato che avete calcolato (magari spacciando anche per nuovo e funzionante quel particolare oggetto). Una volta individuato l’oggetto e l’utente di vostro interesse contattatelo tramite mail o cellulare se disponibile.

Nel rapporto col venditore valutate la sua disponibilità a fornirvi quante più informazioni possibili e cercate di chiedergli cose da verificare in quel momento stesso: ad esempio chiedetegli di avere delle foto dell’oggetto con un foglio col vostro nome scritto sopra. Passata questa prova se siete convinti della bontà del venditore, chiedetegli come intende essere pagato. Evitate assolutamente pagamenti non sicuri come ad esempio ricarica Postepay, ma piuttosto proponetegli pagamento in contrassegno o bonifico bancario, oppure tramite paypal che in caso di truffa può essere facilmente contestato.