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Giovanni Scrofani

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Relazione agronomica pozzo irriguo​ – Esempio

di Giovanni

La relazione agronomica per un pozzo irriguo è un documento tecnico che descrive il fabbisogno idrico delle colture, le caratteristiche dell’area e la compatibilità dell’emungimento con l’attività agricola e con le risorse disponibili. La sua redazione richiede un’analisi ordinata dei terreni, degli ordinamenti colturali, delle superfici da irrigare, dei sistemi di distribuzione e dei consumi previsti.

La guida illustra i principali contenuti da inserire, i dati da raccogliere e i criteri di calcolo da applicare, con particolare attenzione alla coerenza tra fabbisogno irriguo, portata del pozzo, periodo di utilizzo e normativa vigente. L’obiettivo è fornire una relazione chiara, documentata e tecnicamente motivata, utile per le pratiche autorizzative e per la corretta gestione della risorsa idrica.

Come scrivere Relazione agronomica pozzo irriguo​

La relazione agronomica relativa a un pozzo irriguo è un documento tecnico destinato a dimostrare che il prelievo di acqua dal sottosuolo è effettivamente collegato a un’esigenza agricola concreta, proporzionata alle colture presenti o previste e compatibile con l’ordinamento produttivo aziendale. Deve quindi mettere in relazione il fabbisogno idrico delle colture, la superficie irrigabile, le caratteristiche del sistema di irrigazione, la quantità d’acqua richiesta e le modalità di utilizzazione della risorsa. Non si tratta soltanto di descrivere il pozzo, perché gli aspetti costruttivi e idrogeologici competono generalmente a una relazione geologica o idrogeologica; la relazione agronomica deve soprattutto giustificare il fabbisogno irriguo sotto il profilo agricolo.

La redazione deve iniziare dalla raccolta delle informazioni necessarie a identificare con precisione il richiedente, l’azienda agricola, i terreni interessati e il procedimento amministrativo al quale la relazione è destinata. Devono essere indicati i dati del titolare o del legale rappresentante dell’azienda, la sede, il codice fiscale o la partita IVA, la localizzazione dei terreni, gli identificativi catastali, la superficie complessiva e la superficie effettivamente irrigabile. È importante distinguere la superficie catastale dalla superficie agricola utilizzata e da quella servita dall’impianto, poiché tali valori possono non coincidere. La relazione deve inoltre precisare se il pozzo è già esistente, se è da realizzare, se si tratta di una regolarizzazione, di una nuova concessione, di una variante o di un rinnovo.

La localizzazione deve essere descritta in modo univoco, attraverso il Comune, la provincia, la località, gli estremi catastali e le coordinate geografiche del punto di captazione. È opportuno fare riferimento alla cartografia ufficiale e indicare la posizione del pozzo rispetto ai terreni serviti, alla rete aziendale e alle eventuali opere di accumulo o distribuzione. La descrizione territoriale deve comprendere l’uso attuale del suolo, l’eventuale presenza di corpi idrici superficiali, aree protette, zone sottoposte a vincoli, fasce di rispetto, pozzi esistenti, fabbricati rurali e infrastrutture che possano interferire con l’opera o con la distribuzione dell’acqua.

L’inquadramento aziendale deve illustrare l’ordinamento produttivo complessivo e quello relativo ai terreni interessati dal prelievo. Occorre descrivere le colture praticate o programmate, la loro distribuzione per superficie, il ciclo colturale, l’epoca di semina o di impianto, il periodo di raccolta e l’eventuale presenza di colture permanenti. Devono essere considerate anche le rotazioni, gli avvicendamenti, le colture di copertura e le superfici non coltivate, perché il fabbisogno irriguo deve essere calcolato sulla reale organizzazione agricola e non su una superficie teorica indistinta. Se l’assetto colturale può cambiare negli anni, la relazione deve esplicitare il criterio utilizzato per individuare una situazione rappresentativa o cautelativa, senza sovrastimare in modo ingiustificato il volume richiesto.

La descrizione del pozzo deve essere coerente con i dati tecnici disponibili, pur mantenendo distinta la valutazione agronomica da quella idrogeologica. È necessario riportare la profondità del pozzo, il diametro, il tipo di rivestimento, la quota del piano campagna, la quota della pompa, il livello statico e, se disponibili, il livello dinamico, la portata di esercizio e le caratteristiche dell’elettropompa. Devono essere indicati anche il sistema di sollevamento, la potenza installata, il punto di consegna dell’acqua e i dispositivi di misurazione. Se tali dati derivano da documenti tecnici, prove di emungimento o autorizzazioni precedenti, la loro origine deve essere specificata. La relazione agronomica non dovrebbe inventare o stimare arbitrariamente dati costruttivi mancanti, ma deve segnalare le informazioni non disponibili e rinviare agli elaborati specialistici competenti.

La parte centrale del documento riguarda la determinazione del fabbisogno irriguo. Il calcolo deve essere tecnicamente motivato e basato su dati climatici, agronomici e impiantistici. In genere il fabbisogno colturale netto deriva dalla differenza tra l’evapotraspirazione della coltura e gli apporti naturali effettivamente utilizzabili, principalmente la pioggia efficace. L’evapotraspirazione colturale viene normalmente determinata a partire dall’evapotraspirazione di riferimento, calcolata con una metodologia riconosciuta, alla quale si applicano i coefficienti colturali relativi alle diverse fasi di sviluppo. La relazione deve specificare la fonte dei dati climatici, il periodo considerato, la stazione meteorologica utilizzata, la distanza dal sito e l’eventuale necessità di correggere i dati in funzione della quota o delle condizioni locali.

La formula generale può essere espressa come:

ETc = ETo × Kc

dove ETc rappresenta l’evapotraspirazione della coltura, ETo l’evapotraspirazione di riferimento e Kc il coefficiente colturale. Quando necessario, il calcolo può essere integrato con i coefficienti relativi allo stress idrico, alla copertura del suolo, all’evaporazione dal terreno e alle condizioni microclimatiche. La scelta dei coefficienti deve essere coerente con il tipo di coltura, la tecnica agronomica adottata, la densità d’impianto, l’età delle piante e lo stadio fenologico. Per le colture arboree, ad esempio, è necessario considerare l’effettiva percentuale di superficie coperta dalla vegetazione e l’eventuale gestione dell’interfila; per le colture erbacee bisogna considerare la durata delle singole fasi del ciclo produttivo.

La pioggia non deve essere sottratta integralmente al fabbisogno, perché solo una parte delle precipitazioni viene trattenuta e resa disponibile alle radici. La pioggia efficace dipende dall’intensità e dalla durata degli eventi, dalla tessitura e dalla profondità del terreno, dalla pendenza, dal ruscellamento, dalla capacità di infiltrazione, dalla profondità radicale e dal contenuto idrico precedente. La metodologia adottata deve essere dichiarata e applicata in modo uniforme. Quando si utilizzano dati medi pluriennali, è opportuno chiarire se il dimensionamento è basato su un anno medio, su una condizione siccitosa o su un criterio di sicurezza definito dalla normativa o dall’autorità competente.

Il fabbisogno netto della coltura può essere indicato come:

Fn = ETc − Pe

dove Fn è il fabbisogno irriguo netto e Pe è la precipitazione efficace. Il valore non deve comunque risultare negativo: quando gli apporti naturali superano il consumo colturale, il fabbisogno irriguo viene considerato nullo per il periodo analizzato. Se sono presenti apporti utili derivanti da riserve del terreno, falda superficiale o irrigazioni precedenti, tali elementi devono essere valutati senza duplicare gli stessi apporti nel bilancio idrico.

Dopo aver determinato il fabbisogno netto, occorre considerare l’efficienza del sistema irriguo. L’acqua prelevata dal pozzo non coincide con quella effettivamente utilizzata dalla coltura, perché si verificano perdite durante il sollevamento, il trasporto, la distribuzione e l’applicazione al terreno. L’efficienza complessiva può essere scomposta nell’efficienza della rete, nell’efficienza di distribuzione e nell’efficienza di applicazione, purché il metodo sia coerente e non produca sovrapposizioni. Il fabbisogno lordo da prelevare può essere determinato mediante:

Fl = Fn / η

dove Fl è il fabbisogno irriguo lordo e η rappresenta l’efficienza complessiva dell’impianto. L’efficienza da adottare deve essere compatibile con la tecnologia effettivamente installata, con lo stato di manutenzione delle condotte, con la pressione di esercizio e con la modalità di distribuzione. Un impianto localizzato, ad esempio, non può essere valutato attraverso valori propri di una tecnica irrigua diversa, così come non è corretto applicare un rendimento teorico elevato se la rete aziendale presenta perdite significative o se l’erogazione avviene senza adeguato controllo.

Il calcolo deve essere sviluppato per ciascuna coltura o gruppo omogeneo di colture e, preferibilmente, per periodi mensili o per fasi irrigue significative. Il volume annuo complessivo deve risultare dalla somma dei fabbisogni dei diversi appezzamenti, tenendo conto delle eventuali sovrapposizioni temporali e della possibilità reale di irrigare contemporaneamente tutte le superfici. È essenziale evitare di sommare automaticamente i massimi teorici di ogni coltura se le superfici non vengono irrigate nello stesso periodo o se appartengono a cicli produttivi alternativi. La relazione deve distinguere il volume annuo richiesto dalla portata istantanea necessaria e dalle ore complessive di funzionamento della pompa.

La portata deve essere verificata in rapporto alla capacità del pozzo, alla potenza della pompa e al tempo disponibile per l’irrigazione. Il volume erogato può essere collegato alla portata mediante la relazione:

V = Q × t

dove V è il volume, Q la portata e t il tempo di funzionamento. Le unità di misura devono essere omogenee e chiaramente indicate. Il tempo di esercizio giornaliero o stagionale deve essere realistico e compatibile con le prescrizioni eventualmente imposte dall’autorizzazione, con la disponibilità energetica, con i turni irrigui, con la capacità di accumulo e con le esigenze delle colture. Se il prelievo è soggetto a limiti massimi giornalieri, mensili o annui, il fabbisogno calcolato deve essere confrontato con ciascuno di tali limiti.

La relazione deve descrivere dettagliatamente l’impianto irriguo aziendale. Occorre indicare il sistema di adduzione, il materiale e il diametro delle condotte, la presenza di filtri, valvole, regolatori di pressione, contatori, gruppi di fertirrigazione, serbatoi e settori irrigui. Devono essere chiarite le modalità con cui l’acqua viene distribuita alle colture, specificando se l’irrigazione è localizzata, per aspersione, a scorrimento, a pioggia, mediante microirrigatori o attraverso altre tecniche. La scelta del metodo deve essere valutata in relazione alla tessitura del terreno, alla pendenza, alla profondità radicale, alla qualità dell’acqua, al tipo di coltura e alla necessità di contenere i consumi.

È necessario affrontare anche il tema della qualità dell’acqua. Se disponibili, devono essere riportati i risultati delle analisi chimiche e microbiologiche, con particolare attenzione alla conducibilità elettrica, al pH, alla salinità, al contenuto di sodio, cloruri, bicarbonati, nitrati, boro, ferro, manganese e agli eventuali contaminanti rilevanti per l’uso irriguo. L’interpretazione deve essere effettuata in rapporto alla sensibilità delle colture, alle caratteristiche del terreno e al sistema di irrigazione. La relazione deve chiarire se la qualità dell’acqua è compatibile con l’uso previsto e se sono necessarie misure di gestione, come il drenaggio, il lavaggio dei sali, la filtrazione o il controllo periodico. In assenza di analisi, tale mancanza deve essere dichiarata e non può essere sostituita da un giudizio generico sulla potabilità o sulla limpidezza dell’acqua, che non sono sufficienti per stabilirne l’idoneità irrigua.

La sostenibilità del prelievo deve essere trattata con prudenza e nel rispetto delle competenze tecniche. Dal punto di vista agronomico, è possibile verificare che il volume richiesto sia proporzionato alla superficie e alle colture, che l’impianto sia adeguatamente dimensionato e che siano adottate tecniche di risparmio idrico. La valutazione della disponibilità della falda, dell’interferenza con altri pozzi, dell’abbassamento piezometrico e dell’equilibrio idrogeologico spetta generalmente alla relazione idrogeologica e agli enti competenti. La relazione agronomica deve comunque richiamare tali aspetti quando sono rilevanti e deve evitare di affermare l’inesistenza di impatti che non possono essere verificati con i soli dati agronomici.

Un’apposita parte deve essere dedicata alle misure di uso efficiente dell’acqua. Devono essere descritte le modalità di programmazione degli interventi irrigui, l’eventuale utilizzo di sensori di umidità, il controllo della pressione, la manutenzione delle condotte, la verifica delle perdite, la registrazione dei volumi prelevati e la possibilità di utilizzare sistemi di automazione. È opportuno illustrare anche le pratiche agronomiche che riducono il consumo, come la pacciamatura, l’incremento della sostanza organica, la lavorazione appropriata del terreno, il controllo delle infestanti e la scelta di varietà o portinnesti più adattati alle condizioni locali. Tali elementi devono essere descritti in funzione dell’impianto reale e non inseriti come dichiarazioni generiche.

La relazione deve contenere un confronto conclusivo tra il volume irriguo calcolato, la portata del pozzo, il tempo di funzionamento dell’impianto e i limiti amministrativi applicabili. Il risultato deve evidenziare con chiarezza se il prelievo richiesto è sufficiente a soddisfare il fabbisogno delle colture e se, nello stesso tempo, risulta tecnicamente sostenibile rispetto alla capacità dell’opera. Qualora il volume disponibile sia inferiore al fabbisogno teorico, occorre indicare che il sistema opera in deficit irriguo e spiegare le conseguenze agronomiche, distinguendo le colture più sensibili da quelle che possono tollerare una riduzione degli apporti.

Dal punto di vista formale, il documento deve essere redatto su carta intestata o con i dati professionali del tecnico incaricato, riportare la data, il luogo di redazione, il committente, i riferimenti catastali e amministrativi, la descrizione dell’incarico, la metodologia di calcolo, le fonti utilizzate e le dichiarazioni finali di responsabilità. Deve essere firmato dal professionista competente, con timbro e numero di iscrizione all’albo quando richiesto. La sottoscrizione deve attestare la provenienza delle informazioni e la responsabilità tecnica delle valutazioni effettuate, senza estendere la dichiarazione a dati non verificati o a profili riservati ad altre professionalità.

Gli allegati devono essere richiamati nel testo e organizzati in modo ordinato. Possono comprendere la planimetria catastale con l’ubicazione del pozzo e delle superfici irrigate, la planimetria dell’impianto, le visure catastali, le schede colturali, i dati climatici, i risultati delle analisi dell’acqua e del terreno, le caratteristiche della pompa, le autorizzazioni esistenti, le fotografie, i certificati di misurazione della portata e gli eventuali elaborati geologici o idrogeologici. Ogni allegato deve essere identificabile e coerente con quanto dichiarato nella relazione.

Prima della consegna è necessario verificare la normativa regionale e provinciale applicabile, poiché competenze, modulistica, soglie di portata, contenuti minimi, modalità di calcolo e documentazione richiesta possono cambiare in funzione del territorio e della tipologia di procedimento. Occorre controllare anche la disciplina sulle concessioni di derivazione, sugli emungimenti da acque sotterranee, sui canoni, sui contatori, sulle distanze da altre opere di captazione, sulle aree vulnerabili ai nitrati e sugli eventuali vincoli ambientali o paesaggistici. Una relazione agronomicamente corretta può risultare insufficiente se non rispetta i requisiti formali e documentali stabiliti dall’autorità competente.

La qualità complessiva della relazione dipende dalla coerenza tra dati aziendali, superficie irrigata, colture, metodo di calcolo, efficienza dell’impianto, portata del pozzo e volume finale richiesto. Ogni valore deve essere tracciabile, ogni ipotesi deve essere dichiarata e ogni conclusione deve derivare dai dati presentati. Il documento deve quindi essere tecnico ma comprensibile, preciso nelle unità di misura, trasparente nei procedimenti di calcolo e prudente nelle valutazioni che esulano dall’ambito agronomico.

Esempio di Relazione agronomica pozzo irriguo​

Il/La sottoscritto/a _____________, nato/a a _____________ il _____________, C.F. _____________, in qualità di _____________ della ditta/azienda _____________, con sede in _____________, C.F./P. IVA _____________, incarica il/la sottoscritto/a _____________, con studio professionale in _____________, iscritto/a all’Ordine/Collegio professionale di _____________ al n. _____________, di redigere la presente relazione agronomica a supporto della richiesta di _____________ relativa alla realizzazione/utilizzazione di un pozzo a uso irriguo.

L’intervento riguarda un fondo agricolo ubicato nel Comune di _____________, località _____________, individuato catastalmente al Foglio n. _____________, particelle n. _____________, per una superficie complessiva di ettari _____________.

Il richiedente dichiara di avere la disponibilità giuridica dei terreni interessati in qualità di _____________, in forza del seguente titolo: _____________.

L’area oggetto della presente relazione ricade urbanisticamente in zona _____________, secondo lo strumento urbanistico vigente del Comune di _____________. L’area è inoltre interessata dai seguenti eventuali vincoli: _____________.

Le coordinate geografiche indicative del punto previsto per la realizzazione del pozzo sono:

– Latitudine: _____________;
– Longitudine: _____________;
– quota altimetrica: _____________ m s.l.m.;
– sistema di riferimento utilizzato: _____________.

Il terreno agricolo presenta una morfologia _____________, con pendenza media pari a circa _____________ %. L’esposizione prevalente è _____________ e le condizioni di accessibilità risultano _____________.

Dal punto di vista pedologico, i terreni sono caratterizzati da:

– origine e natura del terreno: _____________;
– tessitura prevalente: _____________;
– profondità utile per le colture: _____________;
– permeabilità: _____________;
– capacità di ritenzione idrica: _____________;
– drenaggio: _____________;
– pH indicativo: _____________;
– contenuto di sostanza organica: _____________;
– eventuali limitazioni agronomiche: _____________.

L’ordinamento colturale aziendale attuale e previsto è il seguente:

| Coltura | Superficie | Sistema di coltivazione | Fabbisogno irriguo | Periodo irriguo |
|—|—:|—|—:|—|
| _____________ | _____________ ha | _____________ | _____________ m³/ha | _____________ |
| _____________ | _____________ ha | _____________ | _____________ m³/ha | _____________ |
| _____________ | _____________ ha | _____________ | _____________ m³/ha | _____________ |
| _____________ | _____________ ha | _____________ | _____________ m³/ha | _____________ |

La superficie complessivamente interessata dall’irrigazione è pari a circa _____________ ettari, di cui:

– colture arboree: _____________ ha;
– colture ortive: _____________ ha;
– colture erbacee: _____________ ha;
– colture florovivaistiche: _____________ ha;
– altre colture: _____________ ha.

Il ricorso all’irrigazione si rende necessario per le seguenti motivazioni agronomiche: _____________.

In particolare, l’approvvigionamento idrico è finalizzato a:

– garantire l’attecchimento e lo sviluppo delle colture;
– compensare la carenza delle precipitazioni durante i periodi di maggiore fabbisogno;
– migliorare la produttività e la qualità delle produzioni;
– ridurre gli effetti degli stress idrici;
– _____________.

I principali dati climatici di riferimento dell’area sono i seguenti:

– precipitazione media annua: _____________ mm;
– precipitazione media nel periodo irriguo: _____________ mm;
– temperatura media annua: _____________ °C;
– temperatura media del periodo irriguo: _____________ °C;
– evapotraspirazione media di riferimento: _____________ mm;
– durata media del periodo irriguo: _____________ giorni;
– fonte dei dati climatici: _____________.

Il fabbisogno irriguo è stato determinato considerando le caratteristiche pedoclimatiche dell’area, le colture praticate, le relative fasi fenologiche, l’efficienza del sistema di distribuzione e le eventuali precipitazioni efficaci.

Il fabbisogno idrico annuo stimato per le colture è il seguente:

| Coltura | Superficie | Fabbisogno unitario | Fabbisogno complessivo |
|—|—:|—:|—:|
| _____________ | _____________ ha | _____________ m³/ha | _____________ m³/anno |
| _____________ | _____________ ha | _____________ m³/ha | _____________ m³/anno |
| _____________ | _____________ ha | _____________ m³/ha | _____________ m³/anno |
| _____________ | _____________ ha | _____________ m³/ha | _____________ m³/anno |

Il fabbisogno irriguo complessivo aziendale è pertanto stimato in circa _____________ m³/anno, corrispondenti a un volume medio giornaliero, durante il periodo irriguo, di circa _____________ m³/giorno.

Il volume massimo richiesto per l’emungimento è pari a:

– portata massima istantanea: _____________ l/s;
– portata massima oraria: _____________ m³/h;
– volume massimo giornaliero: _____________ m³/giorno;
– volume massimo annuo: _____________ m³/anno;
– durata prevista dell’emungimento: _____________ ore/giorno e _____________ giorni/anno.

Il pozzo previsto sarà ubicato nel punto indicato nella planimetria allegata e avrà, indicativamente, le seguenti caratteristiche tecniche:

– tipologia: _____________;
– profondità prevista: _____________ m dal piano campagna;
– diametro di perforazione: _____________ mm;
– diametro del tubo di rivestimento: _____________ mm;
– materiale del rivestimento: _____________;
– presenza e caratteristiche dei filtri: _____________;
– quota della falda: _____________ m dal piano campagna;
– soggiacenza stimata: _____________ m;
– pompa sommersa/superficiale di potenza pari a _____________ kW;
– portata di esercizio prevista: _____________ l/s;
– sistema di misura dei volumi emunti: _____________;
– sistema di protezione della testa del pozzo: _____________.

Le opere saranno realizzate mediante _____________, adottando modalità tecniche idonee a evitare l’interconnessione tra falde differenti e a prevenire l’ingresso nel pozzo di acque superficiali, materiali estranei o agenti inquinanti.

La testa del pozzo sarà adeguatamente protetta mediante _____________ e sarà collocata in una posizione tale da garantire l’accessibilità per le attività di controllo, manutenzione e lettura dello strumento di misura.

L’acqua emunta sarà utilizzata esclusivamente per l’irrigazione dei terreni agricoli indicati nella presente relazione, senza destinazione potabile, domestica, industriale o zootecnica, salvo specifica autorizzazione.

Il sistema irriguo aziendale sarà costituito da _____________, con un’efficienza distributiva stimata pari a circa _____________ %. L’acqua sarà distribuita mediante:

– ala gocciolante;
– microirrigazione;
– subirrigazione;
– irrigatori a pioggia;
– rotolone;
– altro: _____________.

La programmazione degli interventi irrigui sarà effettuata tenendo conto dell’umidità del terreno, delle condizioni meteorologiche, delle esigenze delle singole colture e delle indicazioni tecniche disponibili. È previsto l’utilizzo di sistemi di razionalizzazione dei consumi idrici quali _____________.

Al fine di limitare gli sprechi e garantire un uso sostenibile della risorsa, si prevede di:

– utilizzare sistemi irrigui a elevata efficienza;
– effettuare gli interventi nelle ore con minore evaporazione;
– evitare l’irrigazione in presenza di precipitazioni significative;
– suddividere gli interventi in turni e settori;
– controllare periodicamente le tubazioni e gli organi di distribuzione;
– installare e mantenere in efficienza un contatore volumetrico;
– registrare i volumi emunti e distribuiti;
– _____________.

Nell’area interessata e nelle zone limitrofe sono presenti i seguenti corpi idrici superficiali, pozzi o altre opere di captazione: _____________.

La distanza indicativa del pozzo da:

– fabbricati: _____________ m;
– fosse biologiche o sistemi di dispersione: _____________ m;
– concimaie o depositi di fertilizzanti: _____________ m;
– corsi d’acqua: _____________ m;
– altri pozzi: _____________ m;
– confini di proprietà: _____________ m;
– altre fonti potenziali di inquinamento: _____________ m.

Sulla base delle informazioni disponibili, la realizzazione del pozzo e il prelievo previsto risultano compatibili con l’ordinamento colturale aziendale e con le esigenze irrigue dichiarate, in quanto _____________.

La portata e il volume di emungimento richiesti sono stati determinati in modo proporzionato alle superfici effettivamente coltivate e ai fabbisogni irrigui delle colture. Non sono previsti prelievi eccedenti rispetto alle necessità agronomiche dell’azienda.

Eventuali prove di pompaggio, analisi idrogeologiche o verifiche sulla disponibilità della risorsa idrica sono state eseguite da _____________ in data _____________, con i seguenti risultati: _____________.

Eventuali analisi chimico-fisiche e microbiologiche dell’acqua sono state effettuate dal laboratorio _____________ in data _____________ e hanno evidenziato i seguenti principali parametri:

– conducibilità elettrica: _____________;
– pH: _____________;
– salinità: _____________;
– sodio: _____________;
– cloruri: _____________;
– nitrati: _____________;
– bicarbonati: _____________;
– presenza di altre sostanze: _____________.

In relazione alla qualità dell’acqua, si ritiene che la stessa sia _____________ per l’uso irriguo delle colture indicate, fatte salve le prescrizioni e gli eventuali controlli previsti dagli enti competenti.

Durante la fase di realizzazione del pozzo saranno adottate tutte le misure necessarie per contenere gli impatti sul suolo e sull’ambiente, tra cui:

– corretta gestione dei materiali di risulta;
– prevenzione di sversamenti di carburanti e lubrificanti;
– protezione del cantiere;
– ripristino delle aree temporaneamente occupate;
– corretta cementazione e sigillatura del pozzo;
– _____________.

Il richiedente si impegna a rispettare le prescrizioni contenute nell’eventuale provvedimento autorizzativo, a installare idonei strumenti di misura, a consentire i controlli da parte degli enti competenti e a utilizzare l’acqua esclusivamente per le finalità autorizzate.

Si precisa che la presente relazione è stata redatta sulla base dei dati forniti dal richiedente, dei sopralluoghi effettuati in data _____________, della documentazione disponibile e delle informazioni tecniche e agronomiche riportate negli allegati.

Per quanto sopra esposto, considerata la superficie agricola interessata, l’ordinamento colturale, il fabbisogno irriguo stimato e le caratteristiche del sistema di distribuzione, si ritiene tecnicamente giustificata la realizzazione/utilizzazione del pozzo irriguo con un prelievo massimo pari a _____________ l/s e un volume massimo annuo pari a _____________ m³/anno, salvo diversa determinazione dell’autorità competente.

La presente relazione viene redatta per essere allegata alla domanda di _____________ da presentare a _____________.

Luogo e data: _____________

Il tecnico incaricato
_____________

Timbro e firma
_____________

Documentazione allegata:

1. planimetria catastale con ubicazione del pozzo;
2. estratto dello strumento urbanistico vigente;
3. corografia dell’area;
4. relazione tecnica del pozzo;
5. schema dell’impianto irriguo;
6. calcolo del fabbisogno idrico delle colture;
7. eventuale relazione idrogeologica;
8. eventuale prova di pompaggio;
9. eventuali analisi dell’acqua;
10. documentazione attestante la disponibilità dei terreni;
11. eventuale documentazione fotografica;
12. _____________.

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