Concorrenza Sleale – In Cosa Consiste

Si parla di concorrenza sleale quando vengono utilizzate tecniche e mezzi illeciti con il fine di ottenere un vantaggio economico o di mercato sui competitori, o per arrecare loro un danno.

L’articolo 2598 del codice civile distingue 3 atti di concorrenza sleale:

Gli atti di confusione.
Sono quei atti idonei a creare confusione con i prodotti o con l’attività di un concorrente. Questi mezzi sfruttano il successo sul mercato dei concorrenti, generando equivoci e possibile sviamento della clientela traendo in inganno i consumatori sulla provenienza dei prodotti.

Sono tipici esempi di atti di confusione:
luso di nomi o di segni distintivi idonei a produrre confusione con i nomi o segni distintivi legittimamente usati da altri.
limitazione servile dei prodotti di un concorrente
E comunque ogni altro mezzo o pratica idonea a creare confusione con i prodotti o con l’attività di un concorrente.

Gli atti di denigrazione
Sono quei atti che consistono nel diffondere notizie, apprezzamenti, opinioni e critiche sui prodotti e sull’attività di un concorrente, idonei a screditarne il nome e la qualità.

Esempi di atti di denigrazione sono
la divulgazione di notizie che possono screditare la reputazione commerciale del concorrente
la pubblicità iperbolica
la pubblicità parassitaria
la pubblicità per riferimento
la pubblicità comparativa (è consentita solo quando non sia ingannevole e non ingenera confusione sul mercato e non causa discredito o denigrazione del concorrente).

Ogni altro mezzo non conforme ai principi della correttezza professionale e idoneo a danneggiare l’altrui azienda.
Per quest’ultimo punto, la giurisprudenza ha individuato i seguenti casi di concorrenza sleale
la concorrenza parassitaria, che consiste nella sistematica imitazione delle altrui iniziative imprenditoriali
il boicottaggio economico, cioè il rifiuto ingiustificato ed arbitrario di acquistare i prodotti o servizi di una determinata azienda, in modo da escluderla dal mercato.
il dumping, cioè la vendita sotto costo dei propri prodotti
la sottrazione di dipendenti o collaboratori particolarmente qualificati ad un concorrente, quando venga attuata con mezzi scorretti o per recare danno all’azienda.
la violazione di segreti aziendali.

Molto interessante.

Come Aprire un Pub

Aprire un PUB è una delle attività più in voga degli ultimi anni. Migliaia di giovani sognano di poter aprire e gestire un PUB.

Un pub è un locale pubblico di stampo tipicamente anglosassone dove sono servite bevande alcoliche da consumarsi sul posto, in genere comodamente seduti. Per attirare la clientela, vengono organizzate serate dove si invitano gruppi musicali o cantanti per intrattenere il pubblico. Nei pub più tradizionali sono praticati dei giochi come ad esempio freccette, birilli, domino, carte e biliardo.

I pub, in Inghilterra rappresentano il centro della comunità offrendo loro un punto d’aggregazione e di ritrovo.

Di cosa ho bisogno per aprire un pub?
Prima di tutto hai bisogno delle relative licenze burocratiche. La norma di riferimento che disciplina le attività di somministrazione di alimenti e bevande è l’articolo 5 della legge 25 agosto 1991, n. 287. Essa distingue due autorizzazioni per poter gestire i pubblici esercizi:

A – tipologia A: indica gli esercizi di ristorazione, per la somministrazione di pasti e bevande, comprese quelle aventi un contenuto alcolico superiore al 21 per cento di volume e di latte (ristoranti, trattorie, tavole calde, pizzerie, birrerie ed esercizi similari).

B – tipologia B: indica gli esercizi per la somministrazione di bevande, comprese quelle alcoliche di qualsiasi gradazione, nonché di latte, dolciumi, compresi i generi di pasticceria e gelateria ed i prodotti di gastronomia (bar, caffè, gelaterie, pasticcerie ed esercizi similari)”.

Ai fini del rilascio dell’autorizzazione a esercitare l’attività di somministrazione di alimenti e bevande è necessaria l’iscrizione del titolare dell’impresa individuale (o del legale rappresentante della società o di un suo delegato) nel REC – somministrazione (registro degli esercenti il commercio) frequentando un corso di 150 ore. I corsi vendono organizzati dalla regione, dalla confesercenti (o altre associazioni di categoria) o da alti autorizzati e il costo è variabile.

Inoltre, devi possedere anche l’autorizzazione rilasciata dal Comune in cui vuoi aprire il tuo pub. Senza dimenticarti della partita iva.

Vuoi aprire un PUB? Eccoti dodici cose che devi sapere da sapere per migliorare il tuo business:
Per avere davvero successo in questo settore, di fondamentale riuscire a diversificare e valorizzare i propri prodotti e servizi offerti. Devi riuscire a crearti un nome ed un’immagine consolidata nella zona in cui operi. Crea diverse formule di divertimento ed intrattenimento per attirare i clienti ed indurli a consumare e a restare più a lungo nel tuo locale.
Fondamentale per il successo di questa attività sono l’immagine, l’arredamento e dall’ambientazione proposta. Cerca sempre di distinguerti dai tuoi concorrenti e cerca di dare un tocco di originalità al tuo locale. Punta su un tema o su un stile etnico particolare. Regala ai tuoi clienti un’esperienza unica, positiva e divertente.
Cerca di ampliare la gamma dei prodotti che offri, oltre alla birra e ai snack, nel tuo menù aggiungi anche un servizio di tavola fredda e/o calda.
Devi essere un tipo sveglio, dinamico, creativo e dalla mentalità aperta. Cavalca le mode annuali e ogni tanto rinnova il look al tuo locale.
Circondati di collaboratori bravi, dinamici, cortesi e allegri. In questo modo la tua clientela sarà più invogliata ad entrare nel tuo locale.
Ogni settimana inventa cose nuove per attrarre vecchi e nuovi clienti: es. festa della birra, torneo di freccette, partite su maxischermo, gara a chi mangia più salsicce ecc, concerti live…
Devi essere disponibile al sacrificio. Gli orari di apertura di un locale notturno possono risultare massacranti. Inoltre scordati i sabato, le domeniche e i festivi liberi… sono proprio in quei giorni che si concentreranno i maggiori guadagni.
Una buona musica di sottofondo è in grado di favorire pesantemente il successo di un locale.
Non sottovalutare la concorrenza. Ricordati: La concorrenza è forte e agguerrita. Cerca di capire i loro punti di forza e di debolezza e fruttali a tuo vantaggio.
Occhio ai costi ed in particolar modo quelli relativi al personale, all’affitto ed agli acquisti della merce. Essi necessitano di un’attenzione e di un monitoraggio costanti per riuscire a mantenere i margini di guadagno sperati.
Occhio al posto dove vuoi aprire il tuo pub: in luoghi affollati l’affitto è maggiore, ma l’affluenza (e quindi i guadagni) saranno elevati, mentre se apri in un luogo isolato dovrai investire maggiori risorse in pubblicità per promuoverlo.
Non confondere gli incassi con i guadagni. A fine giornata avrai molto denaro liquido nella cassa ma soltanto una piccola parte sono tuoi. La maggioranza dovrà essere accantonata per pagare i dipendenti, i fornitori, i canoni di locazione, senza dimenticare le tasse.

Una possibilità molto interessante.

Motivi per cui è Difficile Trovare Lavoro

L’articolo 1 della costituzione cita
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
Ma nonostante questo diritto sia sancito dalla costituzione italiana, ancora oggi molti giovani trovano difficoltà a trovare lavoro nel nostro paese, i dati ISTAT sulla disoccupazione e i titoli dei giornali parlano chiaro.

Come mai? Perché è cosi tanto difficile trovare lavoro?

Le cause per cui i giovani trovano difficoltà, possono così essere sintetizzate:

Colpa della crisi economica che rallenta lo sviluppo del paese
Perché i settori economici che tirano in italia sono pochi e non possono soddisfare tutti.
Perché c’è crisi nel settore artigiano.
Perché le produzioni industriali vengono trasferite all’estero dove la manodopera costa meno.
Perché ci sono troppi laureati e il mercato non è capace di assorbirli tutti
Perché c’è molto nepotismo… anche se questo dato non lo troverai su nessun dato statistico, e poi non si dice!!
Perché ci sono molti, troppi sprechi delle risorse statali.
Perché c’è il miraggio del lavoro “precario” e interinale, che oggi c’è ma domani non c’è più, lasciando nei guai intere famiglie.
Perché promettono inserimenti con i master ed in realtà nel 90% dei casi si tratta di bolle di sapone.
Perché bisogna trovarsi al posto giusto nel momento giusto e con le competenze giuste: in parole povere, ci vuole una bella botta di fortuna.

Buona fortuna a chi ne ha bisogno.

Cessione del Contratto di Franchising – Cosa Bisogna Sapere

Il contratto di franchising è sempre più utilizzato e in questa guida spieghiamo come la funziona la cessione.

L’art. 3.4, lett. g) della legge 129/2004 prevede che il contratto debba espressamente indicare “le condizioni di rinnovo, risoluzione o eventuale cessione del contratto stesso”. In un contratto di affiliazione, che per sua natura è destinato a durare più a lungo possibile, può essere nell’interesse di ambo le parti cedere il contratto durante la sua durata. La cessione da parte dell’affiliante del contratto di franchising, relativamente al quale è possibile vedere questa guida, non va messa sullo stesso piano della cessione da parte dell’affiliato.

Quanto alla prima ipotesi, l’affiliante normalmente si riserva la facoltà di cedere, senza bisogno dell’assenso dell’affiliato, il contratto a imprese che facciano parte del proprio gruppo, ad esempio per riorganizzazione, razionalizzazione dello stesso, per ragioni di carattere fiscale, per ragioni attinenti alla tutela della proprietà industriale e così via. Nella normalità dei casi, questo cambiamento soggettivo nella titolarità del contratto di franchising è neutro per l’affiliato, il quale potrebbe avanzare qualche reclamo solo se da tale mutamento soggettivo derivassero cambiamenti per quanto concerne la gestione del contratto e l’erogazione dei relativi servizi. Diversa è invece la situazione quando la cessione interessa l’affiliato.

Risulta essere ovvio infatti che le caratteristiche personali dell’affiliato a una rete in franchising (come ad esempio le sue condizioni personali, finanziarie ed economiche, le sue capacità manageriali e così via) giochino un ruolo fondamentale, per cui si spiega il motivo per il quale l’affiliante di norma si riserva sempre la facoltà di dare o negare il consenso, consenso che tuttavia non potrebbe essere irragionevolmente negato.

Franchising e Clausola di Esclusiva

La clausola di esclusiva, di norma reciproca, vincola il franchisee a non vendere beni in concorrenza con quelli del franchisor e il franchisor a non servirsi nello stesso territorio di altri franchisee. Da un lato, tale clausola consente all’affiliato di recuperare gli investimenti effettuati grazie a un bacino di utenza predeterminato e, dall’altro, di garantire al franchisor la creazione di una rete omogenea.

Tuttavia, come risulta ormai pacifico per consolidata giurisprudenza, la clausola di esclusiva “non è un elemento naturale del contratto di franchising, ma deve risultare da apposita pattuizione” poiché risponde a finalità diverse a seconda dell’ambito in cui è chiamata a operare. Se manca questa clausola, l’affiliante potrebbe realizzare ulteriori affiliazioni o effettuare vendite dirette nello stesso territorio in cui opera il franchisee o avvalersi di altri canali distributivi, oltre al franchising, costringendo l’affiliato a sopportare la concorrenza di altri rivenditori di prodotti oggetto del contratto di affiliazione.

Pertanto, se la clausola di esclusiva non è espressamente prevista nel contratto, l’affiliato non potrà sospendere i pagamenti sulla base di una confermata inosservanza del franchisor a un presunto patto di esclusiva, dovendo altrimenti attribuire la mancanza allo stesso affiliato. Viceversa, se la clausola di esclusiva è espressamente prevista nel contratto, il franchisee potrà agire per la risoluzione del contratto stesso per ottenere il risarcimento del danno subito. Laddove, peraltro, il contratto si sia già risolto, potrà comunque proporre nei confronti del franchisor una autonoma domanda di risarcimento danni, in quanto l’art. 1453 c.c. fa salvo in ogni caso il risarcimento del danno.

Di contro, non potrà far valere la clausola di esclusiva nei confronti del terzo, che non è parte del contratto di franchising, potendo in presenza dei necessari presupposti di legge percorrere, viceversa, la strada segnata dall’art. 2598, n. 3 c.c., essendo semmai ravvisabile nella sua condotta un atto di concorrenza sleale e non di certo la violazione di obblighi contrattuali di cui il terzo non è parte.