Avviamento – Significato e Definizione

Per i nostalgici, e per chi gli anni cinquanta li ha vissuti non soltanto attraverso i racconti dei nonni come chi vi sta scrivendo dalle pagine di questo blog, la parola “avviamento” rimanda a quelle scuole professionali che, fino al 1965, permettevano a chi aveva conseguito la licenza elementare di continuare gli studi ottenendo una formazione utile all’inserimento nel mondo del lavoro… ma ai giorni nostri la parola ha acquistato un significato diverso ( e non sto parlando del codice di avviamento postale!!)

In economia aziendale il significato di avviamento è la differenza positiva fra il valore economico di un’azienda e il suo capitale iscritto in bilancio.

In parole povere è la capacità di un’azienda a produrre nuova ricchezza. L’avviamento non è un bene a se stante, ma una qualità dell’azienda e non può essere trasferito separatamente dall’azienda stessa. Incide quindi sul prezzo di cessione.

L’avviamento di un’azienda può essere

Soggettivo: quando dipende soprattutto dalle qualità personali dell’imprenditore (nel caso di un negozio);
Oggettivo: quando dipende dall’organizzazione e dalla qualità dei beni aziendali e si trasferisce in modo automatico con il trasferimento dell’azienda

Come Affrontare l’internazionalizzazione dei Mercati

Per gestire processi di internazionalizzazione non esistono ricette generalizzabili. Tuttavia è possibile delineare un percorso metodologico che può aiutare i vertici dell’azienda nella difficile decisione di crescita al di fuori del mercato nazionale. Fondamentale è predisporre un business plan che contenga gli obiettivi che l’impresa intende perseguire nel nuovo mercato: dalla modalità di ingresso (acquisizione, joint venture, crescita organica etc) agli obiettivi che il gruppo intente raggiungere nel medio periodo, in termini di fatturato, margini e punto di pareggio (break even point). In primo luogo è necessario conoscere molto bene lo Stato in cui si vuole entrare: bisogna comprendere e valutatare la rischiosità del Paese, la vicinanza/distanza culturale e le regole che lo governano. L’analisi di mercato è fondamentale per permettere all’imprenditore di scoprire quali sono i Paesi più attrattivi e a maggior potenzialità di crescita, ovviamente tenendo sempre in considerazione il proprio raggio d’attività.

Risulta essere essenziale, infatti, monitorare il livello delle barriere d’ingresso, la dimensione di crescita della domanda, il livello di competizione, l’andamento dei prezzi, la sensibilità del consumatore e le potenzialità di crescita future. Ma questo non è sufficiente. Bisogna, infatti, avere anche una buona conoscenza degli interlocutori e dei partner con cui si opera: sia dei fornitori sia dei clienti. A questo punto, quando si è deciso il Paese estero in cui fare il primo passo e dopo avere predisposto il piano industriale e avere preso i primi contatti con i vari operatori, arriva un momento molto delicato: quello della stipula del contratto di compravendita, dove è necessario prestare molta attenzione alle forme di pagamento, soprattutto ai dettagli. Per non trovarsi in difficoltà, occorre tutelarsi al massimo per ridurre il rischio di insolvenza.

Secondo la Commissione Europea, infatti, le compagnie europee perdono circa il 2,6% del loro fatturato annuo a causa di crediti inesigibili. E se il pagamento avviene in valuta straniera, l’impresa dovrebbe pensare anche a predisporre degli strumenti che la coprano dal rischio cambio.

Insomma, ampiare il proprio raggio d’azione oltre i confini nazionali è un momento molto delicato nella vita di una impresa e deve essere programmato e definito nei minimi dettagli. L’internazionalizzazione, infatti, rappresenta una mossa imprescindibile per la crescita di un’azienda, visto il contesto in cui viviamo, ma dev’essere gestita con estrema attenzione per evitare che l’ingresso di una impresa in un nuovo mercato, al posto che essere un fattore di crescita per l’intero gruppo, possa trasformarsi in una mossa sbagliata che rischia di compromettere la stabilità dell’impresa stessa.

Centri per l’Impiego – Come Funzionano

I centri per l’impiego hanno sostituito pian piano i vecchi uffici di collocamento, e adesso sono diventati uno dei punti di riferimento più importanti per quanto riguarda la ricerca di un lavoro, soprattutto in zona. Gli annunci di Internet infatti riguardano quasi sempre grandi aziende che hanno sede per esempio a Milano o a Roma, ma se viviamo in una piccola città, per cercare lavoro non c’è niente di meglio che rivolgersi al proprio centro dell’impiego locale in modo da controllare tutte le offerte di lavoro interessanti e presentare anche il proprio curriculum vitae al personale.

I vecchi uffici di collocamento sono stati sostituiti dai centri per l’impiego dal febbraio del 2003, e sono gestiti interamente dalle Amministrazioni provinciali, dando quindi l’opportunità ai candidati di presentarsi direttamente alle aziende del territorio. I centri per l’impiego sono completamente gratuiti, e la registrazione nel loro database comporta solo poco tempo.

In alcuni centri basta compilare un modulo con i vari dati personali e allegando il proprio curriculum vitae, mentre in altri centri per l’impiego verrete seguiti direttamente da un tutor che in un colloquio vedrà di capire i vostri interessi e le vostre capacità. Successivamente verrete inseriti in un database, il quale è a disposizione delle aziende che lo richiedono per l’assunzione di nuovo personale.

Nei centri per l’impiego vengono anche promossi corsi di formazione, solitamente finanziati interamente dalla Regione, oltre a fornire servizi dedicati a tutti coloro che ne hanno bisogno.

Come Diventare un Pasticcere

Come diventare pasticciere? Il pasticciere: una figura professionale che sa di buono. Al contrario di quello che si potrebbe pensare, diventare pasticciere significa svolgere un lavoro stimolante e creativo.

Lavorare come pasticciere richiede una buona dose di creatività, un ottima manualità, senso estetico e ottima competenza tecnica.

Un pasticciere è colui che è specializzato nella preparazione dei dolci: torte, paste. Pasticcini e cioccolata; tutti i segreti per preparare dolci deliziosi appartengono ad un buon pasticciere.

Diventare pasticciere è un percorso stimolante attraverso la conoscenza delle materie e la comprensione di come utilizzare le materie più adatte.

La cucina e dunque anche l’arte del pasticciere è in fondo un processo che consiste nel cambiamento dello stato chimico degli alimenti. Il pasticciere impara come utilizzare al meglio gli alimenti, come mescolarli tra di loro, per ottenere cibi deliziosi.

Un pasticciere deve saper riconoscere le migliori materie prime per produrre i propri dolci. Ogni delizia preparata è una vera e propria creazione: il pasticciere verifica le dosi, la quantità e la qualità dei prodotti da utilizzare.

Scelta delle materie prime: è un momento molto delicato, che potrebbe comportare la buona riuscita del dolce. E’ la buona qualità dei materiali utilizzati a determinare colore, odore e sapore dei dolci.
Miscelazione e preparazione: diventare pasticciere significa imparare dei processi. Preparare dei dolci vuole miscelare gli ingredienti per conferire loro gusto e sapore.
Diventare pasticciere: competenze specifiche

Il pasticciere deve conoscere le norme per una corretta utilizzazione, conservazione dei prodotti alimentari. Deve anche conoscere i principi nutrizionali degli ingredienti, oltre che imparare a realizzarli.

Per diventare pasticciere bisogna avere un’ottima manualità. I dolci non devono solo essere preparati, ma anche decorati. In questa fase il pasticciere può sviluppare al meglio le proprie doti creative.

Il pasticcere deve anche saper programmare le macchine che deve utilizzare per la preparazione dei dolci: impastatrici, forni, frigoriferi.

Per diventare pasticciere è possibile seguire il percorso formativo adatto. In seguito alla riforma recente riguardante gli Istituti Tecnici, per diventare pasticcieri è possibile frequentare l’Istituto professionale “Servizi per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera”.

Si tratta di un diploma quinquennale che prepara al meglio alla professione. Non bisogna tuttavia dimenticare che quella del pasticciere è una professione che si basa moltissimo sull’esperienza.

Non è sufficiente imparare il procedimento per imparare a cuocere un Pan si Spagna, ma bisogna verificare la propria tecnica e affinarla sul campo quotidianamente per diventare ottimi pasticcieri.

Dopo avere conseguito il diploma, bisogna poi optare per un periodo di apprendistato al fianco di pasticcieri esperti, che sapranno trasferire tutte le competenze adatte. Per quanto riguarda lo stipendio, secondo quanto riportato in questa guida su come diventare pasticcere sul blog Professioniecarriere.com, è di 16000 euro. Ovviamente può salire in base all’esperienza e alle competenze.

Il pasticciere è una figura professionale che ha molta autonomia, e il più delle volte apre una propria attività commerciale con un proprio marchio, per la vendita dei propri prodotti.

Risulta essere possibile poi in alcuni casi seguire corsi di specializzazione organizzati da Enti o Regioni per affinare le proprie competenze tecniche e culturali.

Quella del pasticciere è una figura professionale molto stimolante, quasi magica, capace di unire professionalità, gusto, e creatività.

Content Manager – Cosa Fa

Il Content Manager è una figura professionale che opera interamente sul Web e si occupa di gestire e ottimizzare i contenuti di un sito Internet. Il Web si evolve di giorno in giorno, ed è quindi necessario che tutti i siti di maggior rilievo sfruttino la consulenza del Content Manager per aggiornare i propri contenuti e avere un’indicizzazione sempre elevata nei motori di ricerca.

Il lavoro di Content Manager non è affatto semplice: il professionista infatti deve essere costantemente aggiornato sulle tendenze di mercato e sulle novità del Web. Il Content Manager inoltre non deve soltanto adattarsi all’attuale situazione, ma deve cercare di evolverla in qualche maniera. Deve quindi sviluppare con cura e originalità i contenuti di un sito Web, e dare quel tocco particolare e unico che gli altri siti non hanno.

Il Content Manager ha anche il compito di ideare e gestire tutti i contenuti editoriali di un sito Web, organizzando strategie di impostazione e assicurando un aggiornamento continuo dei contenuti. Non solo, un Content Manager esperto è anche in grado di pianificare con cura i vari contenuti, decidendo la data di pubblicazione dopo attente analisi di mercato. Per esempio, un articolo sullo shopping natalizio andrebbe pubblicato verso metà dicembre, e non a novembre. Bisogna infatti pubblicare quando l’uso di determinate parole chiave è il più alto possibile, ed è necessario anche prevedere l’evoluzione della domanda di mercato.

In un prossimo articolo vedremo di approfondire i requisiti, i corsi di formazione e i diversi ruoli del Content Manager.