Cosa Sono i Dividendi

Una delle remunerazioni più attese dagli azionisti delle società quotate in Borsa è rappresentata dal dividendo, un elemento spesso in grado di dirottare le scelte di investimento degli utenti del mercato finanziario, che al di là dell’apprezzamento del valore di mercato dei titoli, guardano con particolare attenzione alla storia dei dividendi di una specifica società, valutando la “generosità” o meno nella concessione di tale ripartizione degli utili in favore degli azionisti.

Prima di parlare, pur sinteticamente, di questo importante elemento di redditività, è bene cercare di definire il dividendo.

Il dividendo è infatti la quota di un utile netto conseguito da una società, ripartito agli azionisti sulla base di una decisione intrapresa ordinariamente in sede di approvazione del bilancio e, appunto, di destinazione degli utili conseguiti.

Vediamo ora di analizzare qualche altro elemento utile per comprendere meglio cosa si intende per dividendo:

Chi decide il dividendo: In Italia, il dividendo è approvato dall’assemblea ordinaria, su proposta tipicamente presentata dagli amministratori, dopo aver destinato le quote di utili a riserva legate e straordinaria.

Ogni quanto viene pagato il dividendo: Il dividendo ordinario viene erogato di norma una volta l’anno, successivamente all’approvazione del bilancio di esercizio. Niente vieta tuttavia alla società di approvare l’erogazione di dividendi estemporanei, di natura straordinaria.

La periodicità del pagamento dei dividendi negli altri Paesi europei ed extra europei può variare sulla base degli usi e delle normative di riferimento.

Come è erogato il dividendo: Tradizionalmente, il dividendo è erogato in contanti. Vi è tuttavia la possibilità di erogare un dividendo attraverso la concessione di nuove azioni, mediante operazioni definite come aumento gratuito di capitale.

Ogni azionista della società, pertanto, sulla base del numero di azioni possedute, potrà scegliere di incrementare il proprio valore assoluto detenuto nella stessa società.

Come Investire in Borsa

Torniamo su un argomento molto caro ai lettori di, e occupiamoci nuovamente di Borsa e di investimenti nei mercati finanziari. Nelle scorse settimane abbiamo già avuto modo di trattare questo delicato tema, cercando di suggerire qualche aspetto comportamentale molto utile per coloro che desiderano cercare la fortuna nei mercati di Borsa italiani ed esteri, senza tuttavia correre il rischio di trovarsi dinanzi a eccessive perdite, o situazioni di rendimento deludenti e spiacevoli.

Se vi ricordate, il nostro primo consiglio era: porsi un obiettivo. “Entrare” in Borsa senza uno scopo è molto rischioso, e ci espone a situazioni impreviste dinanzi alle quali è facile assumere comportamenti irrazionali, dettati da istintività e imprevedibilità. Meglio invece cercare di fissare un target quantitativo molto preciso, sia per quanto riguarda i possibili guadagni su un titolo o su un portafoglio di titoli, sia per ciò che concerne la (ahimè) frequente ipotesi che le cose vadano male. Nelle prossime settimane parleremo di come stabilire un obiettivo congruo, e “formalizzarlo” attraverso degli strumenti che le piattaforme di trading online mettono oramai più o meno gratuitamente a disposizione (stop loss, ecc.).
Una volta stabilito un obiettivo di investimento, è bene informarsi periodicamente sul titolo e sulle società interessate dai nostri impieghi. E’ pur vero, come avremo modo di vedere, che gli investimenti in Borsa sono per grandi versi assimilabili a delle vere e proprie scommesse con esiti imprevedibili, e che le informazioni diffuse sul mercato sono già state “incorporate” nel prezzo del titolo. Quanto sopra non equivale tuttavia ad esentarci dal reperire informazioni sugli oggetti dei nostri investimenti, al fine di incrementare la nostra consapevolezza nel gioco di Borsa.

Investire in Borsa costa! Non solo occorre tenere bene a mente che i titoli acquistati vanno a confluire in un apposito deposito amministrato il cui costo varia a seconda degli strumenti finanziari contenuti, ma bisogna altresì capire che ogni transazione di acquisto o di vendita prevede il pagamento di una commissione unitaria. Prima di buttarsi a capofitto, affidandosi al primo intermediario, è bene effettuare dei confronti tra le diverse offerte, alcune delle quali potranno rivelarsi molto utili per i traders più incalliti, e altre che invece si adatteranno meglio a chi investe in maniera saltuaria.

Scelto il partner per le nostre operazioni in Borsa, siamo pronti a impiegare il nostro denaro in uno o più titoli. Ma quanto investire? La risposta dipende da diversi aspetti fortemente soggettivi. Quanto siete disposti a perdere? Quale è la vostra propensione al rischio? Quale è il vostro orizzonte temporale di investimento? Appare chiaro che, ad esempio, la posizione di un pensionato che desidera investire i suoi unici risparmi in Borsa è differente da quella di un giovane professionista che detiene già un portafoglio titoli ben diversificato, e che magari ha stanziato la maggior parte dei suoi averi su strumenti a basso rischio. In questo caso, è bene farsi un proprio esame personale di coscienza, e individuare quanto valga o meno la pena di investire, divenendo consapevoli che quanto impiegato in un titolo azionario potrebbe perdere radicalmente il proprio valore anche nel brevissimo termine. Alcuni analisti suggeriscono ad esempio di non investire, inizialmente, più del 20% dei propri risparmi in Borsa. Noi preferiamo non fornire alcuna percentuale e lasciare a voi stessi la sensibilità di questa scelta

Ed eccoci arrivati al punto fondamentale di questo approfondimento. Che titoli acquistare? Chiariamo subito un equivoco: nessuno (sottolineiamo, nessuno) ha la sfera di cristallo tra le mani. Il corso azionario di un titolo è spesso imprevedibile e, di conseguenza, stabilire l’evoluzione della quotazione di un’azione è impresa ardua. Ciascuno di noi può quindi intraprendere una strada differente dalle altre, e altrettanto valida come le altre. Una regola di buona condotta sarebbe quella di acquistare un insieme di azioni, al fine di ponderare il rischio di andamento sfavorevole di un intero settore, e contribuire così alla creazione di un possibile positivo equilibrio nel proprio portafoglio.

Spread – Significato

All’interno del dizionario della finanza, il termine spread ha riempito buona parte degli articoli di cronaca specializzata nell’estate che si accinge a conclusione. Cerchiamo pertanto di comprendere cosa si intende oggi per “spread“, e quali sono i principali ambiti nei quali tale termine può essere utilizzato, con una particolare attenzione per lo “storico” uso sui tassi sui mutui bancari, e sul recente approfondimento sul fronte Btp Bund.

Lo spread

Lo spread indica letteralmente una “estensione” di un termine di relazione. Di conseguenza, in ambito finanziario, di norma lo spread indica o una distanza tra due parametri, o un incremento in allungo di un parametro di riferimento. Ma, ai fini di una maggiore chiarezza, cerchiamo di comprenderne il suo utilizzo in relazione ai mutui bancari e in relazione al gap tra il rendimento dei Btp e quello dei Bund.

Lo spread sui tassi dei mutui

Il tasso di interesse applicato al capitale oggetto di un mutuo è tradizionalmente composto da un parametro di riferimento, e da uno spread, che rappresenterà una maggiorazione a titolo oneroso prestabilita dall’istituto di credito erogante. Lo spread rappresenterà pertanto una forma di remunerazione per la banca, la principale fonte di redditività sul costo del denaro. Nell’ipotesi di un mutuo a tasso fisso, il tasso sarà composto dall’IRS di durata + spread; nell’ipotesi di un mutuo a tasso variabile, il tasso sarà composto dall’Euribor di periodo + spread, o dal tasso BCE + spread.

Lo spread sui Btp

Nel corso delle ultime settimane, uno dei termini che ha generato maggiormente timore in ambito finanziario è stato lo spread Btp Bund. Per tale si intende la distanza in termini di rendimento equivalente che separa i titoli di Stato italiani, da quelli tedeschi. Uno spread ampio è da interpretarsi negativamente, poichè si riferisce a un maggior rendimento da attribuire a titoli di Stato italiani per renderliequivalenti a quelli tedeschi.

Analisi Tecnica – Indicatore Macd

Il calcolo di questo indicatore si prefigge l’obiettivo di misurare l’accelerazione dei prezzi mediante la differenza fra due medie mobili.

Il Macd è un indicatore basato sulla differenza di valore fra due medie mobili di durata differente. La formula di calcolo si presenta come segue:

Macd = Ema12 – Ema26

Dove

Macd = Moving Average Convergence Divergence;
Ema12 = Media mobile esponenziale a 12 periodi;
Ema26 = Media mobile esponenziale a 26 periodi.

Il Macd può essere visualizzato come linea continua, o come istogramma, e viene solitamente rappresentato con sovrapposta una ulteriore media mobile a 9 periodi del Macd stesso, chiamata signal line o linea di segnale.
La figura ci presenta l’istogramma del Macd e la linea del segnale che lo interseca al rialzo o al ribasso.
L’istogramma, ovvero il Macd, è quindi rappresentato dalla differenza delle due medie mobili esponenziali. Più tale valore sarà alto, più significherà che il prezzo sta crescendo velocemente, con la conseguenza che la media a 12 periodi si trova al di sopra della media, più lenta, a 26 periodi. Una volta che il Macd attraverserà verso il basso la linea dello zero, avremo l’indicazione che i prezzi stanno scendendo. L’intensità della discesa sarà tanto più ampia quanto maggiormente negativo sarà il valore del Macd.

Oltre all’analisi delle divergenze, descritte nella sezione del momentum e che possono essere applicate a tutti gli indicatori e oscillatori, l’utilizzo più semplice è ancora una volta prendere posizione, individuando nelle barre di prezzo i livelli d’ingresso, una volta avvenuto l’attraversamento della linea dello zero.
Se l’attraversamento sarà verso l’alto si assumerà una posizione in acquisto, diversamente se l’attraversamento sarà verso il basso la posizione da aprire sarà in vendita.

Tali segnali però giungono tardivi e quindi si potrà anticipare le indicazioni di acquisto o vendita una volta effettuato l’incrocio tra il Macd e la sua linea di segnale. Ancora una volta, se il Macd incrocerà la signal line dal basso verso l’alto, cercheremo nei prezzi un punto d’ingresso long; se invece l’incrocio avverrà dall’alto verso il basso cercheremo nei prezzi un punto d’ingresso short.

Analisi Tecnica – Indicatore Momentum

Premessa:  l’analisi  tecnica  è una “scienza” che ti dice quello che è successo  e basta! Come si è comportato il mercato in passato. Certo se si sa leggere alcuni indicatori può farti formulare con una certa probabilità una previsione  perché ti dice cosa stanno facendo o hanno fatto le persone.

Facciamo questo esperimento: coprire un grafico e farlo vedere ad un analista tecnico di un titolo e gli si chiede cosa succederà: il più delle volte non ci azzecca.  Le loro indicazioni sono importanti per come possono condizionare il pensiero comune , ma non sono veggenti.

Il calcolo di questo indicatore permette di misurare la velocità di crescita, o diminuzione, dei prezzi.
Partiamo da una spiegazione intuitiva: immaginiamo di tirare una palla da tennis in alto, ad un certo punto per l’attrito dell’aria perde velocità e precipita. Stessa cosa quando la si fa cadere dal balcone, poi rimbalza smorzandosi.

L’utilizzo è intuitivo quindi collegandolo al prezzo di uno strumento finanziario può fornire indicazioni interessanti.
Il momentum è un indicatore che misura la variazione del prezzo di chiusura in un certo periodo di tempo. La formula di calcolo si presenta come segue:

= C – Cn

Dove:

M = Momentum;
C = Chiusura attuale;
Cn = Chiusura di n giorni precedenti.

Il suo aspetto è rappresentato da un indicatore a linea continua che si muove al di sopra o al di sotto della linea di valore zero, detta anche linea di equilibrio. Tale linea identifica il livello di parità tra il prezzo attuale e quello di n giorni fa. Movimenti al di sopra della linea identificheranno le fasi di rialzo, mentre movimenti al di sotto contrassegneranno le fasi di ribasso. L’inclinazione e il valore che viene raggiunto dall’indicatore saranno proporzionali all’intensità del trend sottostante. La formula, infatti, è tale che il suo risultato ci dà la velocità con cui stanno crescendo o diminuendo i prezzi. Il rallentamento di questa azione dei prezzi porterà a determinare un’inversione di direzione dell’indicatore alcune sedute prima che ciò avvenga in modo significativo nei prezzi.

Uno dei modi più semplici per utilizzare il momentum è quello di attendere l’attraversamento della linea dello zero, per poi andare sul grafico di prezzo per ricercare un punto di ingresso nella direzione dell’incrocio.
Per esempio, dopo aver constatato l’attraversamento al rialzo della linea di equilibrio, si può aprire una posizione in acquisto al superamento del massimo di seduta precedente.
Ma la modalità di sfruttamento più remunerativa è quella che utilizza la formazione di divergenze.
La divergenza è quella particolare configurazione che si determina allorché l’indicatore o l’oscillatore non conferma un particolare movimento nei prezzi. Ovvero: i prezzi segnano un nuovo minimo, mentre l’indicatore presenta un minimo più alto. Oppure viceversa: i prezzi segnano un nuovo massimo, mentre l’indicatore presenta un massimo più basso.
Tale condizione anticipa un’inversione del movimento dei prezzi; sarà quindi sufficiente individuare una figura di inversione per aprire una posizione ad elevata probabilità di successo